23 Feb 2011
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di Iride

In una città dove ognuno corre verso un futuro migliore, economicamente prospero, dove i beni di lusso la fanno da padrone, passeggio lenta tra le vie del centro. Il centro di Shanghai. Eh si, è solo a Shanghai che puoi camminare pacificamente in un crogiuolo umano, dove è talmente tanta la gente attorno a te (specie d’estate), che riesci a percepire ogni odore personale spargersi nell’aria come fosse profumo primaverile. Facendomi strada tra i mille venditori che ti avvicinano muniti di fotografie di borse e orologi firmati, in mezzo a grandi vie dove si affacciano palazzoni luccicanti e vetrine di grandi marche occidentali, decido di imboccare una piccola via, perdendomi nei vicoli su cui si appoggiano le schiene svettanti dei palazzoni suddetti.

Perdendomi tra gli odori di cibo cinese, osservo con calma i vari negozietti di pennelli per calligrafia di ogni tipo e misura, le piccole librerie sulla strada, arrivando in altre viuzze disseminate di negozi di prodotti per bellezza e parrucchieri, pieni di smalti e scherzose parrucche dove fanno anche la manicure. È lì di fronte che mi fermo ad assaggiare i famosi ravioli fumanti di vapore, cotti in strada in apposite scodelle di legno impilate una sull’altra. Ravioli al gusto di carne o verdure e funghi, buonissimi anche fritti nei wok tipicamente orientali.
Con la pancia quasi piena mi avvio a contrattare (qui si contratta il prezzo quasi per tutto) per un po’ di frutta, in uno dei banchetti posti di fronte a negozietti simil macellerie, con succulente zampe di maiale appese fuori. Dopo aver comprato dei lychees e delle more cinesi tipicamente estive mi allontano alla ricerca di un taxi. Appena salgo, vedo alle mie spalle questo piccolo universo allontanarsi.

Niente è come sembra in Cina. Sei tra grattacieli, in una metropoli occidentale e con un solo passo ti ritrovi immersa in profumi forti e intensi, in tipiche stradine attraversate da carretti trasporta tutto e biciclette guardando i panni stesi in alto su canne di bambù. Oppure ti ritrovi a comprare una torta in una lavanderia chiedendoti come mai una lavanderia nasconda una pasticceria al piano di sotto!
Abbagliata dal quel microcosmo non mi accorgo che il simpatico tassista sta cercando di dirmi qualcosa, sembro piacergli e dopo avermi detto le tre frasi standard dei tassisti shanghaiesi ovvero:

“Di dove sei?”;
“ Come parli bene cinese!” ( anche se hai detto solo Ciao);
“ Da quanto tempo vivi in Cina?”,

ha deciso che deve insegnarmi il dialetto di Shanghai, il cosiddetto Shanghaihua.
Per cui comincio a ripetere delle frasi rudimentali e ridiamo insieme della mia pronuncia non molto corretta. Gli chiedo come si chiama e se sa fino a quando pioverà.

Un’altra caratteristica dei cinesi, specialmente i tassisti che ascoltano i bollettini del tempo alla radio è che sanno sempre che tempo farà di qui a quasi tre settimane e oltre. E ciò che dicono si avvera sempre. Probabilmente perché anche a Shanghai hanno cominciato a controllare il tempo per l’Expo così come fecero a Pechino per le Olimpiadi. Oppure perché anche il tempo metereologico segue l’unaniminità di intenti, così come ritrovi lo stesso orario in tutto il continente cinese, alla faccia di Greenwich.
Il tassista afferma che purtroppo pioverà fino al prossimo martedì. Ci rassegniamo entrambi mentre il tassametro scatta ad una sosta al semaforo. Mi guardo intorno e mi sento felice, spettatrice di un cambiamento così veloce.
La Cina sembra muoversi, davanti ai tuoi occhi. È come guardare un documentario su come la civiltà si è evoluta nei secoli seduta stante, lì, proprio davanti ai tuoi occhi, spunta un palazzo al posto di una vecchia casetta, torni a mangiare nel ristorante giapponese che ricordi ma è diventato un negozio di animali, dici ai tuoi amici di incontrarvi davanti a quel famoso hotel in Changshou road non sapendo che l’hotel non c’è più, ci sono solo lavori in corso e i tuoi cari amici non ti troveranno mai.
A meno che non li chiami.
Adesso.

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