17 Mar 2017
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05 -Aria

Mostra di Marco Appugliese
UET Roma, 25 marzo 2017 ore 18

Marco Appugliese - Fuoco

Con la mostra I cinque Elementi Marco Appugliese si cimenta nell’interpretazione visiva dei cinque principi cosmogonici individuati dalla filosofia greca mediante una complessa installazione di scatti fotografici e costruzioni tridimensionali.

Terra ( ), Acqua ( ), Aria ( ) e Fuoco( ) rappresentano per il pensiero presocratico i quattro regni del cosmo in cui tutte le cose esistono e consistono. Individuati nel VI sec. a.C. da Anassimene di Mileto, sono stati classificati da Empedocle (V sec. a.C.) come ριζώματα, radici di tutte le cose, uniti e disgregati da Amore e Discordia in un perpetuo divenire:

Ma un’altra cosa ti dirò: non vi è nascita di nessuna delle cose mortali, né fine alcuna di morte funesta, ma solo c’è mescolanza e separazione di cose mescolate, ma il nome di nascita, per queste cose, è usato dagli uomini.» (Empedocle)

Lo spirito geometrizzante dei greci ha indotto poi Platone nel Timeo (360 a.C. ca.) ad associare ciascuno dei quattro elementi a un poliedro regolare, cioè quanto di più perfetto esista nella geometria a tre dimensioni. Sembra che a scoprire i poliedri regolari siano stati i Pitagorici ma spetterebbe al matematico Teeteto (V-IV sec a.C.) il merito di averne messo a punto la costruzione. Teeteto era in rapporto con l’Accademia di Platone tanto che il filosofo gli dedicò uno dei suoi dialoghi. Per tale via i poliedri regolari confluirono nella cosmogonia platonica.

“Iddio compone tutto il mondo di Fuoco, Acqua, Aria e Terra perché il mondo fosse quanto poteva, animale, perfetto e di perfette parti” (Platone, Timeo)

Il solido platonico è un poliedro convesso regolare (cioè ha per facce poligoni regolari uguali fra loro e tutti i diedri e gli angoloidi uguali fra loro). Come ha dimostrato Euclide i poliedri regolari sono solo cinque e secondo Platone i primi quattro rivestono le seguenti corrispondenze:

Terra- esaedro (cubo), la forma più immobile e solida
Acqua-icosaedro, la forma meno mobile dopo il cubo, la più grande e la meno acuta
Aria-ottaedro, la forma intermedia per mobilità e acutezza
Fuoco-tetraedro, la forma più mobile, piccola e acuta

C’è però un quinto poliedro regolare, il dodecaedro, il solido più complesso, costituito da dodici pentagoni regolari. Ad esso Platone dedica brevi cenni indicandolo come “ciò di cui Dio si servì per decorare l’universo.”

Marco Appugliese - Terra

E’ invece Aristotele ad associarlo a quello che noi oggi chiamiamo quinto elemento ma che per il filosofo macedone (II metà del IV sec. a.C.) era πρώτη οὐσία (prima essenza), τὸ ϑεῖον σῶμα (corpo divino), αἰϑήρ (etere), motore immoto di un ininterrotto flusso circolare, principio vivificatore dell’universo eternamente uguale a se stesso. Insomma il soffio della vita, il principio divino che tutto muove.

Ed è così che dal quinto elemento la mostra prende avvio: il soffio vitale genera il moto uniforme e ininterrotto della ruota iscritta nel pentagono dando inizio al perpetuo farsi e disfarsi della materia.

I cinque elementi sono singolarmente illustrati nelle cinque sezioni in cui l’esposizione è articolata, una per ogni elemento.

Sequenze di immagini riprese con camera ed inquadratura fisse vedono Valentina Cristofari, attrice e musa di questa mostra, farsi interprete dei principi costitutivi dell’universo: per suo tramite essi da essenza si fanno fenomeno. Ecco, allora, che l’aria fluttua in leggere forme dinamiche, il fuoco arde di una fiamma crepitante, l’acqua ondeggia mossa dal vento, la terra risucchia lo spettatore nelle sue viscere. Su tutto interviene la quintessenza, il principio immutabile, il motore primo che tutto muove in un circolo senza inizio e senza fine.

Ogni sezione è introdotta da uno scatto in bianco e nero che individua la natura dell’elemento e dal poliedro regolare (costruzione tridimensionale in sospensione) cui per Platone e Aristotele ciascun elemento corrisponde: ottaedro-aria, esaedro-terra, icosaedro-acqua, tetraedro-fuoco, dodecaedro-quintessenza o quinto elemento. Ciascun solido costruito è inscrivibile in una sfera di 30 cm di diametro.

Il quinto elemento, il soffio vitale, è illustrato da un unico scatto posto al centro di un pentagono regolare, uno dei dodici che costituiscono il dodecaedro. La stessa immagine è poi riprodotta più volte su un disco che, mosso da un motore elettrico installato sul retro del pentagono, dà vita al fluire ininterrotto dell’esistenza.

In questa mostra Appugliese, che ha sempre preferito l’analogico per i suoi lavori in b/n (si ricordino gli album Donna Luna, Ombre di Luce, Eclissi, ecc.) espone per la prima volta immagini in bianco e nero prodotte integralmente con tecnologia digitale. Esse sono realizzate con una fotocamera ad altissima risoluzione e stampate su carta di tipo fotografico mediante stampante laser di alta qualità.

Vi aspettiamo all’inaugurazione
sabato 25 marzo 2017 ore 18.00
presso UET Roma via Crescenzio 43

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