03 Ott 2012
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Post_Chiara_Iuffrida

 di Chiara Iuffrida

 

dall’esperienza in Sudafrica e Botswana con il gruppo giovani
della parrocchia SS. Trinità in Villa Chigi, Roma

Aveva ragione Kapuscinski:
 “La prima cosa che colpisce è la luce. Luce dappertutto, forte , intensa. Sole dappertutto”.

Anche quando fuori fa così freddo che due felpe non sono sufficienti a scaldarti, non vedi mai il cielo chiuso dalle nuvole.
E le persone che ho conosciuto portano questo sole dentro.
Il Sudafrica ti da quell’abbraccio a cui non siamo più abituati, magari non lo siamo mai stati.
Questo è il primo contatto che si ha con questa terra meravigliosa: il calore delle persone.

Ci si sposta con la sicurezza di poter dare e con la consapevolezza di poter ricevere ma non si ha la minima idea, prima di arrivare lì, di quello che si può imparare. Non si parla del materialista e riduttivo: noi siamo più fortunati perché abbiamo lo smartphone.

Io ho riscoperto il valore della felicità, della gentilezza, ho stretto mani che sorridevano e ascoltato lingue di una bellezza sorprendente.
I bambini che ho incontrato mi hanno ricordato quanto è bello un abbraccio, e le persone con cui ho pregato, mi hanno fatto apprezzare la grandiosità di tante voci che si uniscono come una sola. Non dimenticherò mai i tre dentini di Joyce che mi sorridono e la sua vocina mentre mi chiama mama.

Atterrata in Sudafrica ho ritrovato casa e tutte le barriere che avevo costruito sono cadute, mi sono lasciata totalmente trasportare da ritmi che sono diventati i miei, dai sapori che sono diventati familiari, dai profumi di cui adesso sento la mancanza. Ma quando vieni adottata da un luogo ti porti dietro anche un po’ di quello che fa male: molti bambini hanno l’HIV, molti sono rimasti orfani a causa di questa stessa malattia, non c’è lavoro, il paese è ancora segnato da una storia tanto vicina quanto crudele. Tutto questo è necessario ricordarlo.

Sradicare le erbacce e rifare l’orto, ricucire i tendoni sotto i quali giocano i bambini,o semplicemente essere lì : questo è il poco che possiamo fare, tentare di ricambiare il calore con calore.

E poi in una strada di Gaborone, in Botswana questa volta, abbiamo alzato gli occhi e abbiamo visto questo :

“Kgetse Ya Tsie Ke Go Tshwaraganelwa”: Insieme possiamo fare tutto.

E comprendi il senso della tua presenza li.

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